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NOTIZIE

- SANTA MARIA IN SELVA -

67° anno della sua costituzione

DIOCESI DI MACERATA

 

 

 

News

30 Giugno 2012 ore 18:00

Messa con il Vescovo Mons. Claudio Giuliodori

poi cena...e musica... per festeggiare i 50 anni

di Sacerdozio.

 

15/04/2012

"Auguri, Santità, in orante gratitudine"

Oratorio

Orari e informazioni

NUOVA APERTURA DELL'ORATORIO DI SANTA MARIA IN SELVA-CAMPOROTA

VENERDI : H. 16.00-19.00

SABATO : H. 15.00-19.00 (il sabato dalle 15.00-16.30 si svolgerà nei medesimi locali il CATECHISMO)

Oltre alle bellissime chiese, la nostra Comunità possiede un ORATORIO, una magnifica realtà a favore di tutta la FAMIGLIA. L’Oratorio ha una lunga storia e tradizione nella nostra Parrocchia: l’abbiamo voluto, migliorato, ci abbiamo sofferto, nessuno ce l’ha regalato, ora lo vogliamo sempre più funzionante anche in segno di affetto e di gratitudine verso quelle persone che ci hanno creduto, ci hanno aiutato e ci hanno preceduto.

Ci sono aule per il Catechismo e incontri, Sala giochi con il Bar, Sala TV, Cinema,  Teatro, Cucina, Salone per incontri ecc.; all’aperto, l'oratorio dispone dell'uso di un campo polivalente tennis - pallavolo e di calcio, strutture di proprietà del Comune e gestite dalla società sportiva "Abbadienze".

L’Oratorio non è fatto da un insieme di locali e attrezzature, ma da persone con tante proposte da realizzare.

L’Oratorio è un luogo di accoglienza, di condivisione e di responsabilità per una proposta cristiana. E’ una realtà che la Parrocchia ha costruito per tutte le sue attività pastorali. L’Oratorio più che un luogo è un meraviglioso e affascinante progetto educativo per tutta la famiglia. Un progetto che si fonda sulla prevenzione e sulla promozione delle doti e capacità delle persone. E’ meglio prevenire che curare; fare il bene per cacciare il peccato, origine di ogni male; parlare e testimoniare la bellezza della virtù. Insistere sul positivo, sul bello, sul giusto, sull’onesto; coltivare il gusto delle cose belle e che appassionano. Ecco il motivo di tante iniziative e attività: catechistiche, teatrali, folcloristiche, turistiche, sportive, convivenze, feste. E’ un punto di riferimento sicuro per tante persone. 

Erano e sono belle esperienze: i Campi Scuola con tanta avventura, le feste, gli incontri, i convegni con altri giovani, l’attività, l’escursioni, le gite, le chiacchierate, la stessa preghiera: NULLA è FINITO; ora più che mai l’ORATORIO deve essere VIVO ed OPERANTE nella vita pollentina. Ci sono tante attività, come ci sono molte persone, locali e strutture che ci permettono tanto, ma è sempre più necessaria la voglia di fare e di far muovere e strizzare i cervelli.

 

L'oratorio può essere visto come un insieme di quattro luoghi metaforici che sono anche quattro modi per vivere il rapporto educativo: casa che accoglie, chiesa che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile per incontrarsi e vivere da amici: CASA, SCUOLA, CHIESA, CORTILE. E’ “Ambiente” di riferimento e mediazione, “ponte tra la Chiesa e la strada” che ha come obiettivo la crescita umana e cristiana attraverso un programma originale di espressione giovanile, evangelizzazione e anima- zione culturale.

Un Oratorio per educare.

Un’ intuizione originale di tante persone che ci hanno preceduto e del nostro Cardinale, che noi abbiamo fortemente recepito e potenziato nel tempo con tenacia e perseveranza, per creare una continuità, una formula educativa incarnata nella realtà di Treia

INCONTRI SETTIMANALI o MENSILI.

MESSA DOMENICALE con tutta la famiglia.

Offriamo di seguito una sintesi degli elementi fondanti il sistema preventivo di Don Bosco, elementi di metodo utili per qualsiasi animatore oratoriano.

 

 

Il Sistema Preventivo- Metodo Educativo

La Comunità Educativa dell’Oratorio “San Francesco di Sales”, nel vivere con i giovani e per i giovani, fa proprio lo stile vissuto e lasciato da Don Bosco ai salesiani e alla storia: “il sistema preventivo” che costruisce un riferimento essenziale della nostra prassi educativa.

Nel Sistema Educativo di Don Bosco al centro c’è il ragazzo con la sua individualità e la sua totalità, anima e corpo, individuo e società, presente e passato. Il trinomio fondamentale “ragione, religione e amorevolezza” riassume l’originalità del metodo e lo concretizza nelle sue linee essenziali.

     
   
   

RAGIONE

Nel pensiero di Don Bosco “ragione” vuol dire abilitare il ragazzo all’esercizio della sua capacità critica in modo che sia in grado di pensare, progettare la sua vita e scegliere liberamente. “Lasciati guidare sempre dalla ragione e non dalla passione” soleva dire spesso Don Bosco. “Ragione” nel senso proprio di “ragionevolezza”, che impegna l’educatore ad agire con “buon senso, con naturalezza, con realismo concreto e grande flessibilità”.

La ragionevolezza impiegata a tutto campo diventa – diceva Don Bosco – una colonna insostituibile dell’educazione preventiva. La “ragione” suggerisce ancora un ricorso costante al “dialogo” inteso come rispetto dell’altro, come ricerca di motivazioni autentiche e di comunicazione interpersonale tra giovane ed educatore.

 

RELIGIONE

Per Don Bosco “religione” è tutto ciò che nel cuore dell’educatore e del ragazzo è buono, vero, giusto, positivo.

Educare secondo “religione” vuol dire far trasparire la gioia di essere cristiano, vuol dire pensare ed agire secondo la mentalità evangelica nella scuola, nel gioco, nel lavoro, nella vita di ogni giorno, per poter costruire un mondo più giusto. “Religione autentica”, che diventa cammino attraverso il quale il ragazzo si apre a Dio Padre, si lascia illuminare e guidare dallo Spirito e vive di Cristo nella Chiesa a servizio dei fratelli.

In questo spazio di ampio respiro, ci collochiamo noi salesiani, religiosi e laici che al seguito di Don Bosco, crediamo che l’educazione della fede diventa “pienezza di vita” per ogni persona umana.

 

AMOREVOLEZZA

“Amorevolezza” è un termine caduto in disuso. Nel pensiero e nella prassi educativa di Don Bosco indica una disposizione benevola e un atteggiamento affettuoso.

Essa significa un amore leggibile da parte dei ragazzi, vuol dire comprensione e rispetto della persona e nello stesso tempo presenza viva che stimola la libera collaborazione dei ragazzi e dei giovani.

L’amorevolezza, intesa in questo senso comporta gioia, allegria, ottimismo, festa, cordialità e affettuosità, in una parola “familiarità”. Don Bosco soleva dire: “L’educazione è cosa di cuore”, quasi a voler sottolineare che “l’amore” trasforma il giovane e lo apre alla “confidenza con l’educatore.”